Salendo verso San Luca dalla via più dolce di Casaglia, poco prima di arrivare al Santuario si incontra un piccolo oratorio. Sulla sua facciata si trova una croce, che appare già a prima vista molto antica.


Innanzitutto dove ci troviamo esattamente? L'indirizzo odierno è via di Montalbano 14 (coordinate GPS: 44.4723333 11.2936706, cfr. scheda su tourer.it). L'attuale proprietà privata, per recente acquisizione, è l'attività di Bed & Breakfast l'Antico Podere di San Luca.
Una storia secolare: dai Canuti ai Guizzetti fino ai giorni nostri
Abbiamo anticipato in incipit il particolare della sua croce, antica testimonianza che merita i nostri approfondimenti, così come prima di noi glieli ha dedicati Oriano Tassinari Clò (1988, pp.426-428) cui ci riferiamo come principale fonte. Due sono le epigrafi riportate sulla croce, con diverse date e riferimenti. Ma andiamo con ordine. La prima è la traccia più antica, che ci riporta indietro nel tempo addirittura al 1277.
D . TIBU
RGA FEC
FIEI: H
:OP:
M:C:C:L:X:X:V:I:I:INDTOE:
QNTA: DIE: XX V: AGO:
Tassinari Clò la trascrive come "D(omina) TIBURGA FEC(it) FIE(r)I H(oc) OP(us) MCCLXXVII INDICTIONE QUINTA DIE XXV AGO(sti)" (ibidem, p.426).
Chi era codesta "Donna Tiburga"? L'opera che ha voluto far ricordare il 25 agosto 1277 con questa croce è la realizzazione dell'antica "Maestà" che pre-esisteva all'attuale oratorio in questo luogo – da cui per lungo tempo è derivato e giunto fino a noi il nome alla stessa località e gruppo di case – oppure proviene da altrove? Domande aperte cui cercheremo di dare risposte a seguire.
Un elemento storico certo è invece dato dalla seconda epigrafe, con il riferimento a una famiglia, quella dei Canuti, che su queste colline aveva vari possedimenti, così come anche a valle con la loro antica casa tuttora esistente su Via Saragozza accanto al Meloncello.
ET RESTA (uratum fuit)
A MATEO
ET FILIIS
DE CANUTIS
MDCXVI
X AUGUSTI
Matteo e i suoi figli hanno infatti lasciato a imperitura memoria sulla croce traccia del loro restauro, datato 10 agosto 1616.
La famiglia Canuti, il cui membro più noto è il pittore Domenico Maria (1625-1684), possedeva anche un altro oratorio, più a Nord verso il Santuario di San Luca, che da loro prese il nome. "È giunto il momento di parlare del Canuto, luogo di remoto insediamento dove ancora nel XVI secolo esistono colture di olivo. È citato fin dal XIV secolo e prende il nome o lo dà dalla famiglia Canuti ben nota nella vita civile e ecclesiastica bolognese nel 1556-1562 (...). L'oratorio di S. Giovanni Battista Decollato del Canuto sorgeva nel luogo dell'attuale Ghisiola (che, come è intuibile, significa chiesuola) già nel 1315-16. Tra il 1835 e il 1847 l'oratorio scompare e non ne rimangono oggi più tracce" (Tassinari Clò, pp.394-395).
Sempre ai Canuti si deve lo stesso toponimo di "Maestà" che ha caratterizzato, sin dal XVI secolo, la località dove sorge l'oratorio di Santa Maria della Neve. Consultando le Visite Pastorali e le Miscellanee Vecchie dell'Archivio Arcivescovile, Tassinari Clò trova primi riferimenti a una "Maestà de quelli da Canudi, depinta et assai decente" - menzione del 1593 confermata recentemente anche da Pietro Pandolfini (AAB, Visite Pastorali 21, c. 249). L'indicazione non ci dà ulteriori informazioni su che tipo di struttura esistesse ma si può pensare che, per essere menzionata in una visita pastorale, vi fosse qualcosa di più significativo di un'edicola votiva "a pilastrino" (come quelle che punteggiano il nostro territorio) e che vi fosse qualcosa di maggior rilievo.
Tassinari Clò poi riporta che Don Giacinto Canuti, a fine XVII secolo, attribuiva la fondazione dell'oratorio alla sua famiglia nel 1616, quando come testimoniato dalla seconda epigrafe citata in precedenza il loro intervento fu di "restauro". Potrebbe essere stato quindi più di un solo restauro della "maestà" esistente e piuttosto un allargamento (se non la trasformazione in oratorio) della struttura preesistente.
Sempre secondo Tassinari Clò “Certamente l’oratorio sorge nel luogo dell’antica maestà ed essa proviene l’interessante croce-lapide. Chi fosse poi Donna Tiburga è da scoprire”. Lo studioso poi riporta un dettagliato resoconto dei passaggi di proprietà e delle visite pastorali, che spiegano anche il “doppio” toponimo. Per tutto il ‘600 S. Maria appartiene ai Canuti della Ghisiola. Nel 1654 don Bonaiuti segnala che per legato del capitano Marco Antonio Canuti il parroco di Casaglia “dovrebbe” celebrarvi 3 messe annue; nel 1693 quando l’oratorio è di don Giacinto [citato in precedenza] lo si dice “provvisto di ogni cosa necessaria”; cinque anni dopo è già dei Guizzetti e il cardinale Boncompagni prescrive “ecclesiam exterius rubro colorari”. Le dimensioni del tempietto sono 10 piedi per 8. Esso appartiene ai Guizzetti per tutto il secolo XVIII.
Nel 1734 Lambertini ordina “imaginem titularis super ostium oratorj erigi”. Pietro Pandolfini, con le sue ulteriori ricerche presso l'Archivio arcivescovile consultando direttamente a ritroso nel tempo le Visite Pastorali che coinvolsero la parrocchia di Casaglia, conferma che risale a quest'anno la prima menzione dell'oratorio di Santa Maria della Neve (AAB, Visite Pastorali 52, p. 404). E che viene decretato che per l'oratorio "si ottenga la licenza per celebrare".
Secondo Tassinari Clò, nel 1847 ai Guizzetti, ancora proprietari nel 1838, subentrano i Fabbri. Il cardinale Viale Prelà ordina che "sacrarii parietes ut opus est dealbentur". I Fabbri possiederanno la chiesina fin dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni Settanta il complesso è acquistato dal dottor Romano Bonaga, che nel 1986 attua restauri e ricolloca nella facciata la duecentesca croce da tempo trasferita all'interno" (Tassinari Clò, pp.427-28).
Il podere nelle fonti catastali dell'Archivio di Stato
La zona, che nel catasto Boncompagni è chiamata il Guizzetto, in quello Gregoriano è detta la Maestà.
Approfondendo grazie alle ricerche di Pietro Pandolfini le informazioni catastali, emerge che nel Catasto Boncompagni - nella carta "Pianta in misura di Casaglia (...)", datata 30 aprile 1787 e conservata nell'Archivio di Stato di Bologna, e nelle allegate "Casaglia, misure 1782 e revisione 1783" (ASBo, Catasto Boncompagni, Serie II, vol. 2, p. 378) - il podere San Luca viene indicato con il numero 38, composto dalle particelle 2, 9 e 15, di proprietà di Bartolomeo Guizzetti che a poca distanza aveva anche altre proprietà (al numero 30). Gli edifici rappresentati nella carta citata sono 4, come oggi; il quarto quasi certamente è riconducibile all'oratorio di S. Maria della Neve anche se non è indicato come tale (assenza di croci o altre denominazioni).
Per cercare nuovi riscontri e informazioni sul Podere e oratorio, lo studioso Pietro Pandolfini ha svolto ulteriori ricerche anche su altri fondi.
In primis, ha potuto consultare presso l'archivio dell'Ufficio acque e strade (ASBo, Ufficio acque e strade, Campioni delle strade, vol. 14, Casaglia) la carta dal titolo "6 novembre 1775. Pianta che dimostra l'andamento di tutte le strade stradelli sentieri pubblici e privati che sono nel Comune di Casaglia". In questa mappa, lungo la "strada pubblica della di San Lucca" (attuale via di Montalbano) è rappresentata con un edificio (non indicato come oratorio) la vicina località "Ghisiola", mentre non sono riportati toponomi specifici in corrispondenza del Podere (se non disegnato un generico edificio).
Successivamente, Pandolfini ha approfondito altre documentazioni legate al Catasto Urbano, e in particolare le dichiarazioni dei proprietari e dei periti (sempre fonte ASBo). Relativamente al Podere San Luca (la citata particella 2 del numero 38), il proprietario Bartolomeo Guizzetti dichiara in data 11 novembre 1797 di avere costruito nel suo predio di Casaglia "un casino per mio uso in tempo di villeggiatura". Non ci sono ulteriori descrizioni degli edifici che componevano questo casino di campagna. Guizzetti abitava in città, in via del Pratello 444, nella parrocchia di S. Lorenzo di Porta Stieri. Il capo mastro muratore Giuseppe Parisini venne invitato a valutare l'affitto annuale, stimato in lire 50 come attesta la sua nota manoscritta del 13 novembre del 1797.
Ma cosa ci dicono le altre grandi fonti storiche a stampa di questo oratorio e di questo luogo?
Se una ricerca nella Bologna Perlustrata di Antonio Masini non restituisce alcuna evidenza, Serafino Calindri nel suo Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico cita gli oratori della parrocchia di Casaglia ma non Santa Maria della Neve (1781, p.81). Ed è proprio questa l'unica differenza rispetto a Enrico Corty che, ne Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte, descrive dettagliatamente gli oratori esistenti allora, compreso "(...) quello sacro alla Beata Vergine sotto il titolo della Neve denominato il Guizzetto, appartenente al sig. Fabbri (...)" (1847, II).

All'oratorio in località "Guizzetto" e agli allora proprietari (patronato) della famiglia Fabbri fa riferimento anche l'Indice dei Titoli delle Chiese, Oratori, Benefici, Monasteri, Ospedali e Luoghi Pii della Diocesi di Bologna (p.374) dell'Archivio Arcivescovile di Bologna.
Il podere nelle carte BolognArt
Seguono dettagli della zona in alcune mappe storiche della collezione BolognArt.
La prima è la "Mappa di San Giuseppe con Casaglia", una grande carta manoscritta in 4 fogli, attribuibile al periodo 1850-1860.

Segue un particolare dalla "Pianta topografica del Comune di Bologna" [Con l'indicazione degli ampliamenti previsti nel suburbio dal piano regolatore della fine del sec. XIX], del 1886.

Gli affreschi di Petronio Fancelli
Sono con ogni probabilità i fratelli don Giovanni Giacomo e don Bartolomeo Guizzetti - secondo Tassinari Clò - a commissionare a Petronio Fancelli (1737-1800), poco dopo la metà del secolo, la decorazione dell’interno.



Petronio Fancelli è stato un pittore molto attivo a Bologna nella seconda metà del Settecento, noto per il suo stile elegante che fonde il tardo barocco con influenze neoclassiche (per approfondimenti si veda treccani.it).
Abbiamo sottoposto alle analisi AI (Copilot e Gemini) le fotografie ed ecco le informazioni restituite sugli affreschi mariani.
1. La Cupola e i Putti
Al centro del soffitto, Fancelli ha dipinto un tondo che simula un'apertura verso il cielo. Tre putti alati fluttuano in un cielo azzurro terso e reggono una ghirlanda o corona di stelle. Questo è un chiaro riferimento iconografico alla Vergine Maria (spesso rappresentata con una corona di dodici stelle).
2. L'Arca dell'Alleanza (Foederis Arca)
?L'immagine con la scritta è un riferimento diretto alle Litanie Lauretane. L'arca raffigurata nel medaglione non è l'arca di Noè, ma l'Arca dell'Alleanza, simbolo di Maria che porta in sé la Nuova Alleanza (Gesù). Sotto la scritta si vede un'arca stilizzata che galleggia sulle acque, rinforzando il parallelismo biblico.
3. La Fede (Figura col Calice e la Croce)
In questo tondo monocromo (finto rilievo) è rappresentata una figura femminile seduta. È l'Allegoria della Fede. Si riconosce perché tiene in mano una grande croce e, nell'altra mano, quello che sembra essere un calice (simbolo del sangue di Cristo). La figura è velata, a indicare che il mistero della fede non è interamente visibile ai sensi umani.
Il dipinto della Madonna con Bambino

Altre informazioni artistiche
In attesa di scoprire nuove informazioni su questo antico oratorio, concludiamo con una nota a livello artistico. Secondo Renato Roli (1977, p.230) l'oratorio di Santa Maria delle Neve avrebbe ospitato il dipinto di "San Sebastiano e San Rocco" del pittore Nicola Bertuzzi detto l'Anconitano (ca 1710-1777), poi collocato dove è (?) tuttora, sopra l'altare della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Casaglia (Corty, 1847; Fondazione Zeri).

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