Home Mappe del territorio bolognese Carte geografiche del XVIII Secolo Camillo Sacenti, Geografia del Territorio Bolognese, ca 1699-1760

Camillo Sacenti, Geografia del Territorio Bolognese, ca 1699-1760

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CAMILLO SACENTI (anche SACCENTI)

"All'Ill.mo Senato di Bologna Camillo Sacenti Perito Publico la presente Geografia del Territorio Bolognese in testimonio della sua servitù humiliss.te dedica e dona (di nuovo p. (er) le mutazioni seguite ridotta al stato presente)", senza data (ca 1699-1760)

Camillo-Sacenti

770 mm x 970 mm

Note: una delle più importanti cartografie a stampa del bolognese, incisa in rame su quattro fogli. Camillo Sacenti (anche Saccenti; 1614-1688) fu perito pubblico ed erede della lunga tradizione dei Periti Agrimensori, nel cui fondo omonimo conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna sono raccolti 15 volumi di sue piante e relazioni corredate da un repertorio delle località (ASBo, Periti Agrimensori, voll. 87-101. Piante, relazioni, partizioni di Camillo Saccenti).

Altri esemplari da noi conosciuti ad oggi e conservati: Archivio di Stato di Venezia (esemplare 1651, Provveditori Camera dei Confini, busta 89, descritto e riprodotto in "La rappresentazione cartografica del territorio ferrarese: simbolismo e scientificità" di Angela De Vanna, pag.64); Biblioteca Ariostea di Ferrara, Fondo cartografico Crispi, esemplare 1668; Biblioteca Universitaria di Bologna (due esemplari, 1687 e 1689), Archivio di Stato di Bologna, fondo Assunteria di confini ed acque, esemplare 1687; Biblioteca Archiginnasio di Bologna (Gabinetto Disegni e Stampe, Raccolta piante del territorio, Cartella 1, n.4, senza data, e n.5, 1698); IGMI Istituto Geografico Militare (esemplare senza data, come quello qui descritto, censito nell'antico catalogo ragionato dell'Istituto come carta di "epoca·XVIII secolo"); UCLA Library Los Angeles (esemplare 1750?); Biblioteca Nazionale di Firenze (un esemplare senza data, catalogato come presumibilmente seconda metà XVIII secolo); Libreria del Congresso Americano (Map Division, da catalogo del 1958: "1651[87]"; Biblioteca Apostolica Vaticana (esemplare del 1651 - Cod. Barb. Lat. 4384 - ed esemplare datato 1687 - St.geogr.I.46 BAV Collezione Thomas Ashby. Il primo citato, il secondo anche riprodotto in Almagià 1960. L'esemplare 1687 è stato anche - unica carta del bolognese - inserito e riprodotto in Imago Italiae, Goliardica Editrice, a cura di Luciano Lago, 2002, fig.407).

Il Conte Carlo Firmian ha posseduto due esemplari di questa carta, come evidenzia il frammento dal catalogo della "Bibliotheca Firmiana (...)" (1783) che segue

L'antico "Catalogo della libreria di A. Rivani: donata alla Società Colombaria, col ritratto di esso donatore" del 1836 testimonia di un esemplare "tirato su tela" presente nella raccolta andato però perduto - come confermatoci dalla stessa Società Colombaria di Firenze - durante i bombardamenti del '44 o a causa dell'alluvione del '66.

Seguono informazioni da "Notizie degli scrittori bolognesi e dell'opere loro stampate e manoscritte", di Pellegrino Antonio Orlandi (1714)

 

da "Annali della città di Bologna: dalla sua origine al 1796" di Salvatore Muzzi

e da "Notizie degli scrittori bolognesi, raccolte da Giovanni Fantuzzi" (1789)

Lucio Gambi ne ha così scritto: "Per altre zone della regione può considerarsi pure una eccezione la Geografia del territorio Bolognese (incorporante anche una parte della pianura romagnola e il Polesine di San Giorgio) in quattro fogli a scala di 1 a 170 mila, eseguita nel 1651 dal pubblico perito e sopraintendente alle acque bolognesi Camillo Sacenti, che la reimpresse con qualche emendamento e aggiunta nel 1668 e infine almeno due volte negli anni '80 (l'autore morì nel 1688): è opera di notevole pregio anche per il garbatissimo stile della incisione, che si distingue nella grande correttezza con cui ritrae l'idrografia minuta della pianura, il denso seminato degli insediamenti, la viabilità irradiante da Bologna, le confinazioni politiche, e che per l'area montana fra il Panaro e il Santerno in particolare nel trasmettere l'idea di una diversa energia di rilievo si esprime con un genere di figurazione parecchio progredito a fronte di quello usato nelle carte di cinquant'anni prima". (da "Il disegno della macchina della terra", in Cognizione del Paesaggio, raccolta di scritti, 2008).

Stefano Torresani ha scritto: "La rappresentazione seicentesca di produzione locale è chiusa dalle carte di Camillo Sacenti, "perito pubblico" e sopraintendente alle Acque per la città di Bologna. Una sua corografia dedicata al Senato di Bologna presenta un'accurata delinazione del territorio bolognese mentre è assai più scarna e approssimativa nei contenuti e nel disegno della sezione orientale, fino alla costa, dove è sicuramente ripresa la delineazione aleottiana. Per il territorio della montagna bolognese, la fonte appare costituita da Magini ma è evidente un'opera di aggiornamento sia qualitativo sia quantitativo delle informazioni relative all'idrografia e all'insediamento. Per la descrizione della pianura bolognese Sacenti ebbe a disposizione nuove informazioni, presumibilmente grazie a rilievi e ricognizioni dirette ed a fonti disponibili presso la magistratura di appartenenza." (da "Il particolare e il generale. Topografie e corografie del Bolognese in età moderna", in Memoria Disegnata e territorio bolognese, 2004 e in Geo-Grafie di un territorio - Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in Emilia-Romagna, a cura di Marco Petrella, Chiara Santini, Stefano Torresani, 2006)

Federico Ferretti, ricercatore di Unibo, ha dedicato a Sacenti una ricca scheda bibliografica - che raccoglie materiali e informazioni da molteplici fonti bibliografiche, tra cui l'Almagià - pubblicata nell'opera di riferimento "Geo-Grafie di un territorio" - Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in Emilia-Romagna, a cura di Marco Petrella, Chiara Santini, Stefano Torresani (Pàtron editore, 2006). Citiamo pochi passaggi relativi alla "Geografia", rimandando all'opera completa per una accurata consultazione della scheda: "Come la generalità dei periti dell'epoca, S. si occupa di questioni idrauliche per conto delle assunterie cittadine. Egli viene riconosciuto come il miglior professionista sulla piazza e per oltre quarantanni riveste la carica di perito ufficiale delle massime istituzioni produttrici di cartografia, quali la Congregazione della Gabella Grossa e l'Assunteria di Confini ed Acque (...) Nel 1651 compare una grande carta a stampa così intestata: «All'Ill.mo Senato di Bologna Camillo Sacenti Perito Pubblico la presente Geografia del territorio bolognese in testimonio della sua servitù humiliss.te dedica e dona». Si tratta di una delle opere più famose e importanti del S. La prima edizione sarebbe stata stampata, secondo l'Almagià, dall'editore Longhi. Si trovano invece in diversi archivi edizioni rivedute, in particolare copie di uno stesso rame con l'aggiunta al cartiglio «di novo per le mutationi seguite ridotta al stato presente 1668». La scala è espressa in pertiche bolognesi, ferraresi e ravennati. Esistono, secondo l'Almagià altre copie del documento con date differenti. La rappresentazione non è limitata al territorio bolognese, ma comprende tutto il Ferrarese e il Ravennate, parte del Modenese e buona parte del Polesine. Grande evidenza è data ai fiumi e alle valli, con i confini fra gli Stati espressi da un leggero tratteggio. La carta va letta nel contesto del dibattito, vivo in quei decenni, sulle opere idrauliche necessarie alla Bassa. Compare l'indicazione del vecchio alveo del Reno prima della deviazione nelle Valli di Marrara, e il progetto di Gian Domenico Cassini per la deviazione nel Po grande parallelamente al Panaro. Tale cavo avrebbe dovuto partire dal Reno subito a monte di Mirabello per raggiungere il Po a valle dell'ansa di Ficarolo.  La Geografia del territorio Bolognese riporta all'altezza delle valli le principali strade di terra. Queste spesso intersecano le vie di navigazione, come risulta evidente in prossimità dell'ingresso del Reno nelle Valli. (...) Tornando alla corografia, Almagià sostiene che «per la parte montana del Bolognese il Sacenti ebbe certamente sott'occhio la carta del Magini, rispetto alla quale peraltro la rappresentazione del Sacenti contiene notevoli migliorie, sia nella rete idrografica, sia nella situazione delle località abitate: interessante soprattutto per la ricchezza ed esattezza dei particolari la regione fra Scultenna e Sillaro. Al contrario la rappresentazione ad est del Santerno è povera e sommaria». (...) Sappiamo che S. aveva già percorso personalmente, per i suoi incarichi per conto del Senato bolognese, gran parte di questo territorio (...).

Ma veniamo ora alla fonte primaria, più importante, già in parte citata dagli autori precedenti e che abbiamo avuto modo di approfondire e consultare recentemente in Archiginnasio (Roberto Almagià, Documenti cartografici dello Stato Pontificio, 1960, pp. 27-29). L'Almagià sulle differenze tra le varie edizioni della carta scrive: "Un confronto tra l'originale del 1651 (Bibl. Vaticana: Cod. Barb. Lat. 4384) e la ristampa qui riprodotta, rivela che i due fogli di destra sono rimasti inalterati; nel foglio di sinistra in basso furono aggiunte tre località: S. Apolinare, M. Bodello e Seraval e fu eliminata Tiole nell'area tra Samoggia e Scultenna proprio al confine col Modenese; nel foglio a sinistra in alto fu notevolmente modificata, con abili ritocchi sul rame, l'idrografia della regione ad ovest di Ferrara (corso del Panaro tra Bondeno e Figarolo) fino al confine col Mantovano e col Modenese, fu ritoccato anche il disegno delle valli di Marrara e furono aggiunte le confinazioni in contestazione fra Bologna e Ferrara (Linea de S.S. Bolognesi; Linea de S.S. Ferraresi)". Questi elementi trovano conferma nella carta in collezione BolognArt, come evidenziano le foto seguenti (lievi differenze si riscontrano nei toponimi rispetto a quanto scrive Almagià; tali differenze risultano però già presenti nella carta riprodotta e descritta dallo stesso studioso: 'S.Apolinaro', 'M. Bodello', 'Seravalo' e 'Tiola', quest'ultima permane e non è cancellata). Inoltre, la carta BolognArt evidenzia differenze rispetto anche  al secondo esemplare conservato in Archiginnasio (n.5, 1698), quali le aggiunte di "C. di Porto Novo", "Crocetta Ercolani (?)", "Pieve di Budrio", "Madalena di Cazano", "Lovoleto", "Viadagola C.", "C. di Zendrigolo (?)", "ter. i Crocetta Marescalchi", "Calvenzano", "Lavino di Sotto", "C. di Sacerno", "C. dello Spirito Santo", "Lavino di Mezzo", "C. di Mascarino", la cancellazione di "s. Chierlo", oltre alla cancellazione di ogni riferimento a date nel cartiglio.Ciò ci fa giungere alla conclusione di una datazione "1698-", rafforzata indirettamente anche dalle catalogazioni già citate dell'Istituto Geografico Militare e della Biblioteca Nazionale di Firenze dei loro esemplari senza data che (ad oggi) risultano identici al nostro.

Camillo Sacenti Almagià Geografia Territorio Bolognese

Parte superiore sinistra: si notano le due linee di confine citate da Almagià come aggiunte rispetto alla prima edizione

Almagià Sacenti Documenti cartografici stato pontificio

L'esemplare della Biblioteca Apostolica Vaticana del 1687 riprodotto e indagato da Almagià nella sua opera del 1960

Almagià, oltre a testimoniare di copie con date successive (1688 e 1689), ricorda che "In qualche altro esemplare manca ogni data". Lo studioso più importante della cartografia storica italiana aggiunge anche che "Alla Biblioteca Ariostea di Ferrara ve n'è perfino un esemplare con l'aggiunta 1761" (da qui traiamo l'estremo cronologico superiore per la datazione della nostra carta, anche se la Biblioteca Ariostea, da noi interpellata, appare oggi in possesso di un unico esemplare del 1668). Al momento in cui scriviamo stiamo continuando le nostre ricerche, per confrontare attentamente le copie tuttora conosciute e consultabili e poter accertare se tra i vari esemplari non datati risultino differenze a testimonianza di ulteriori modifiche e aggiornamenti successivi al rame durante il Settecento.

Filigrana Sacenti Perti Masetti del moro cartari cartiera Bologna anticaLA FILIGRANA

Il restauro della carta ha permesso di analizzare la filigrana presente nei suoi 4 fogli. Si tratta del monogramma "PM" inscritto in un cerchio con un trifoglio in alto. La filigrana è il marchio di fabbrica della cartiera produttrice, ricavata inserendo un marchio lavorato nella forma contenente la pasta di stracci. Questa filigrana è stata attribuita ai cartari Perti e Masetti del Moro di Bologna (cfr. Bellettini 1987, come riportato nel saggio http://www.aperto.gdspinacotecabo.it/?q=node/1186).

Nelle fonti sopracitate si riporta anche che questi cartari operavano a Bologna "nella prima metà del '700". Anche se nostre ricerche sul web hanno evidenziato la presenza (e relativa attribuzione seicentesca) della medesima filigrana in incisioni di Elisabetta Sirani ("Riposo durante la fuga in Egitto"), oltre che anche in un'edizione della Gerusalemme Liberata di fine '500, l'attribuzione settecentesca della filigrana appare ulteriore elemento coerente e di supporto alle considerazioni emerse in precedenza sulla datazione della carta BolognArt.

Provenienza: Italia

cartografia bolognese Bologna

 
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