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Andrea Chiesa, Carta del Bolognese, 1742

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ANDREA CHIESA

"Carta del bolognese per quanto esso si estende seguitamente dalle radici della collina sino al Modonese, Ferrarese, ed alla Romagna"

Andrea Chiesa carta bolognese 1742

1742 - 10 fogli di dimensioni diverse, conservati su tela, in cofanetto. Ognuno numerato a mano, con scala e indicazioni dei punti cardinali manoscritti.

Chiesa cofanetto cover 1742

Note: probabilmente la più importante cartografia del Bolognese e "una delle prime grandi carte topografiche italiane" (G.Barbieri 1949). Redatta dal perito Andrea Chiesa, compilata sui rilievi eseguiti dal 1732 al 1738, ultimata nel 1741 e pubblicata nel 1742. Incisa da Giuseppe Benedetti e stampata presso la Stamperia di S.Tommaso d'Aquino. Le tavole mostrano con incredibile ricchezza di dettaglio tutto il territorio della pianura bolognese. In particolare sono rappresentati l'idrografia - fiumi, canali, scoli - gli insediamenti sparsi, i paesi, i principali edifici civili e religiosi, le osterie. Scala di 2000 pertiche di Bologna (corrisponde a 1:34.000 circa). Il territorio rappresentato comprende la via Emilia da Castel San Pietro, ad est, alla città e poi fino a Bazzano, mentre a nord arriva al Ferrarese nel tratto del Po Grande tra Ficarolo e Francolino e raggiunge il corso del Po di Primaro a nord est.
Altri esemplari conosciuti: Archiginnasio Esemplare 1742 su tela - Archiginnasio Esemplare in fogli sciolti; conservate entrambe le edizioni; Archivio di Stato di Torino; Biblioteca Nazionale di Francia, Istituto Geografico Militare).

Roberto Almagià (1960) di questa carta scrive: "Ma per trovare una nuova carta originale del Bolognese bisogna arrivare al 1740, anno nel quale vide la luce per le stampe la grande carta di Andrea Chiesa (...) La carta non abbraccia dunque tutto il Bolognese, la solo la parte piana, a nord della Via Emilia, con qualche piccolo lembo a sud verso la collina (per esempio i dintorni immediati di Bologna); essa è stata dunque rilevata con la tavoletta pretoriana dal 1732 in poi, ed è un'opera di carattere ufficiale: la dedica dei Reggenti di Bologna al Pontefice precisa anzi che è il risultato di dieci anni di lavoro, e poiché tale dedica nelle copie da me viste è in data 15 giugno 1742, la precisazione sarebbe conforme al vero. Si deve avvertire che, come risulta da documenti sicuri, nel 1739, cioè quando la carta, finita, non era stata ancora pubblicata, il Senato di Bologna aveva inviato il Chiesa a Roma con l'incarico di ritrarre copia ridotta di un terzo, della carta del Territorio Bolognese dipinta nella Sala di Bologna; il che sembra assai strano, ma potrebbe spiegarsi pensando che si volesse, in base alla pittura vaticana, aggiungere anche la parte montuosa del territorio; ma certo la cosa non ebbe seguito. La carta del Chiesa è documento fondamentale per la rappresentazione della idrografia, delle condizioni dei terreni, delle strade rurali, dei ponti, e soprattutto per quella delle località abitate (le città maggiori con eleganti prospettini, le minori con gruppi di casette) e dell'insediamento sparso (comprese le osterie, le cappelle, ecc.), indicate tutte con minuzia ed esattezza tali che ben pochi riscontri si possono citare nella cartografia italiana del secolo XVIII" (Roberto Almagià, Documenti cartografici dello Stato Pontificio, 1960, pagg.28-29).

Stefano Torresani ne scrive: "La rappresentazione costituisce un documento di straordinario valore sia per la conoscenza delle condizioni complessive del territorio bolognese sia nell'ambito della storia della cartografia italiana: grazie alla ricchezza ed alla precisione delle informazioni ha meritato di essere definita come una delle prime carte topografiche italiane [cit. Barbieri 1949]". (Marco Petrella, Chiara Santini, Stefano Torresani, Geo-grafie di un territorio. Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in Emilia-Romagna, 2006, p.25).

Lucio Gambi (1988) la cita ad esempio della cartografia del XVIII, insieme alla seconda edizione sempre del Chiesa, alla carta del Vandelli e alla corografia del ducato di Ferrara di Ambrogio Baruffaldi): "Sarà questa l'epoca in cui la scienza geoiconografica, con l'uso di nuovi, migliori strumenti e l'adozione di perfezionati metodi topografici di rilevazione e matematici di proiezione, segnerà un forte balzo in avanti anche nei processi di produzione delle figurazioni regionali degli stati emiliani e delle province romagnole (ricordo le carte topografiche della pianura bolognese di Andrea Chiesa, edite la prima nel 1742 e la seconda - con le novità conseguenti alle operazioni idrauliche - nel 1762)" (Lucio Gambi, Il disegno della macchina della terra, 1988 nella raccolta "La cognizione del paesaggio" IBC e Bononia University Press, p.23).

Stefano Pezzoli (2012) evidenzia come il ritaglio territoriale della carta sia "palesemente non amministrativo, e invece dettato dal dipanarsi del sistema idrico, la stessa finalità del lavoro, non dettato da esigenze politico-militari ma dalla necessità di progettare il territorio, di risolvere l'annoso problema idraulico del deflusso delle acque del Reno disalveate dal Po di Ferrara all'inizio del Seicento per evitarne l'interrimento, e lasciate spagliare nella bassa pianura fra Bologna e Ferrara (...). Pezzoli sottolinea come nello spazio rappresentato ci sia innanzitutto l'idrografia, e di come sia capillare e dettagliato il disegno relativo all'insediamento. A fronte di centri storici maggiori raffigurati in "pianta muta" all'interno del perimetro è "la raffigurazione dell'insediamento sparso, palazzi e case padronali, castelli e torri, case coloniche, colombare, mulini e fornaci, osterie, chiese, oratori e conventi l'elemento più sorprendente e affascinante di questo rilievo cartografico, nel quale la rappresentazione prospettica di tutto l'edificato (ad eccezione dei mulini) crea l'effetto di un paesaggio reale, visto da una prospettiva quasi zenitale (...). In questa carta vengono così a coniugarsi "in uno straordinario risultato l'esatta misurazione dello spazio (...) e la capacità evocativa del disegno (...) di numerosi manufatti l'autore riesce, con essenziali assonometrie, a dare un'idea comprensibile, e dimostra una conoscenza diretta: i palazzi di Minerbio, di Selva Malvezzi, di Bagnarola di Budrio, Albergati di Zola, l'Arco del Meloncello, e tante altre costruzioni si distaccano da un insieme più ampio di raffigurazioni standardizzate di palazzi e case padronali. La semplice casa rurale è raffigurata con una ripetuta vignetta che ne ricorda l'archetipo, cioè la capanna, e compare disegnata nell'esatta localizzazione sul terreno (...) La vignetta di due 'casette' affiancate simboleggia il nucleo rurale a corpi separati (...) mentre la casetta singola sta a rappresentare lo stabile a corpo unico". Secondo Pezzoli si tratta "in conclusione di un dettagliato quadro di prima metà Settecento, perfettamente disponibile su strade, edifici, proprietà, toponimi, idrografia a un confronto puntuale e lineare con quello che esiste oggi, a 270 anni di distanza per studiare e pianificare il territorio" e poi, con il contributo di Ilaria Cocco, descrive il progetto realizzato da IBC di georeferenziazione della cartografia sulla base della Carta Tecnica Regionale con inserimento in database anche di tutte le informazioni testuali. ("Le Collezioni cartografiche, La Carta della Pianura Bolognese di Andrea Chiesa, in Il Mazzo delle carte L'informatizzazione dell'archivio cartografico e aerofotografico dell'IBC, Editrice Compositori, 2012, pp. 53-55).

Alfeo Giacomelli (1992) riporta interessanti informazioni sulla produzione di questa carta da parte di Andrea Chiesa: "Per la sua esecuzione sono state necessarie 862 giornate di campagna, pagate a L. 7,10, secondo il salario normale che il pubblico dà ai periti. A queste però vanno aggiunti gli andamenti di strade, fiumi, scoli, che verranno considerati per andamenti semplici, a L. 7,10 il miglio. La riproduzione della carta dalla misura di campagna a quella per la stampa, senza considerare altri incomodi, verrà valutata ad un sesto di tali andamenti, anche in questo caso secondo la prassi usuale del pubblico. I Chiesa [lui e il fratello Pietro] acconsentano, purché il pagamento venga effettuato in un anno e mezzo (...) La carta della pianura è praticamente finita nell'aprile 1741 ed i fratelli Chiesa, con un memoriale del giugno, ne sollecitano il pagamento (...) la carta giunge a compimento in concomitanza con una svolta radicale nella politica idraulica (e in realtà non solo idraulica) del Bolognese". Giacomelli riferisce infatti del contesto caratterizzato allora dai contrasti tra l'Assunteria d'Acque, guidata in maniera quasi dittatoriale dal sen. Magnani e su posizioni conservatrici, e il Pontefice Benedetto XIV. "Che il pontefice sia stato contentissimo della carta non ci sono dubbi (...) La carta [del] Chiesa, momento rivoluzionario nella conoscenza del territorio bolognese, momento di accesso della scienza al governo, diveniva uno degli eventi emblematici della più generale 'rivoluzione' lambertiniana, di un processo ormai radicale ed irreversibile di ammodernamento della società. È anzi probabile che, con la sua esattezza e con la sostanziale individuazione di tutte le proprietà e delle più generali interconnessioni tra problemi idraulici, interessi, finanza, proprio la nostra carta venisse a costituire un ulteriore incentivo per l'Aldrovandi [ ] e Benedetto XIV a muoversi nel senso della Congregazione del Benedetttino, della diretta rappresentazione degli interessi e del riparto largo, 'catastale'. Di certo la carta avrebbe realmente agevolato la soluzione idraulica più naturale, che in precedenza non era emersa e, via via aggiornata o variamente schematizzata, avrebbe poi sorretto tutto il dibattitto e la bonifica dei decenni successivi". (Alfeo Giacomelli, Un evento rivoluzionario nella Bologna lambertiniana: la carta della pianura bolognese di Andrea Chiesa 1740-1742, in "La carta del bolognese di Andrea Chiesa 1740-42", Grafis Edizioni, 1992).

Altre fonti bibliografiche: V. Roncuzzi Roversi Monaco, La raccolta di piante della città e di carte del territorio bolognese conservate nella Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, L'Archiginnasio, 1983.

Provenienza: Italia

 
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